Règlement Palmarès Partenaires Jury Rendez-Vous Qui sommes-nous
Torna alla lista
Participants
  • Marco Felici, Viterbo, Liceo scientifico Paolo Ruffini Viterbo
  • Dario Tascio, Viterbo, Liceo scientifico Paolo Ruffini Viterbo
Sujet Titre en italien:
È il nostro mondo: ci piace com'è

Titre en français:
C'est notre monde: il nous plaît de cette façon

Nom de l'auteur:
Dario Tascio - Marco Felici

Parcours choisi:
Banlieues : comment elles sont, comment je les voudrais

Genre:
Fiction

Durée:
Intorno ai cinque minuti

Langue:
italiano

Lieu de tournage:
Periferia di una grande città

Personnages:
un ragazzo sui diciassette anni, un senza tetto, un anziano pittore, alunni, numero indefinito di uomini in giacca e cravatta; inoltre altri personaggi da definire se ci fosse bisogno di ampliare il numero di scene.

Sujet:
Un ragazzo corre di notte per strada. Inquadratura delle gambe: lacci sciolti, poco fiatone. Inquadratura viso: sporco, sudato, il fiatone si sente distintamente; si volta indietro e sembra accelerare.
Inquadratura frontale a mezzo busto e poi passa via sempre correndo.
Flashback: la scena si sposta in una camera buia, inquadratura inclinata dall'alto del letto, dove la luce lunare che filtra da una piccola finestra accanto al letto illumina il busto del ragazzo che si dimena nel sonno.
Si restringe il campo fino a cogliere solo il viso, poi incomincia la visione dell'incubo che lo tormenta ( per rendere l'incubo usiamo un effetto sfocato ai margini dell'inquadratura).
L'incubo consiste in una cancellazione sistematica delle caratteristiche della periferia, tutto viene ripulito, ordinato, uniformato.
Incomincia con l'inquadratura di una parte di un graffito, è pieno giorno; la videocamera scorre fino ad inquadrare interamente un uomo in giacca e cravatta che lo cancella. Poi ruota verso destra, due uomini vestiti in modo identico al primo ne portano via di peso un terzo, barbuto e malamente abbigliato. Di sottofondo una voce petulante e monotona annuncia (come se uscisse da un altoparlante) : “Risolviamo, miglioriamo, pulizia e ordine!”.
Intanto la scena si sposta ancora: un vecchio pittore di strada sta dipingendo. Sul dipinto improvvisamente compare un'ombra, il vecchio si volta lentamente. L'attenzione della videocamera si focalizza su un pennello che cade, in primo piano. Poi ritorna sul dipinto, che è a terra insieme allo sgabello su cui era seduto il pittore; lui non c'è più. Immediatamente passa un camioncino rifiuti guidato dal solito uomo in giacca e cravatta che lo porta via.
Dunque altre scene dal medesimo significato aggiungono dettagli all'orrore di questa assurda eliminazione delle bellezze della diversità, fino alla conclusione dell'incubo:
l'inquadratura ruota e arriva ad un'aula dalle pareti giallo pallido, alla cattedra un professore in giacca e cravatta fronteggia una classe di giovani alunni in giacca e cravatta. Tutti ripetono in coro la strana poesia che l'uomo insegna loro: “Noi amiamo la città/ la città pulita/ la città ordinata/ la città perfetta/ la città uguale in ogni angolo”. A quel punto l'inquadratura si allarga comprendendo anche il ragazzo, come se fosse presente a margine della stanza. Lui indietreggia inorridito fino a cadere di spalle. Cade sul letto della sua camera e l'incubo finisce, il ragazzo ha gli occhi aperti, sbarrati. Si alza veloce e infila le scarpe senza allacciarle, esce dalla stanza.
Fine del flashback.
Si ritorna al ragazzo che corre, ora consapevoli di cosa lo spaventi così tanto. (Abbiamo pensato di inserire durante la corsa qualche acrobazia stile parcour, per rendere più coreografica la scena e perché questo sport emergente si rifa direttamente alla banlieue francese).
Continua dunque la corsa per un altro poco, nel mentre albeggia.
La scena finale vede il ragazzo che da un punto elevato guarda un grande muro su cui c'è, a dispetto dell'incubo, un graffito cubitale illuminato dal sole nascente che recita: “il nostro mondo” ( sullo sfondo della scena paesaggio di periferia, in particolare alti palazzoni).
La paura passa dal suo volto, rassicurato, sul viso compare un sorriso.
Sembra pensare: “È stato solo un orribile incubo”.

Choix stylistiques:
Lungo tutto l'incubo la videocamera ruota attorno ad un perno invisibile che è il ragazzo stesso. Le immagini forti che si susseguono creano un'atmosfera di oppressione su modello del regime di 1984 di George Orwell; gli uomini in giacca e cravatta sono invece ispirati ai “Signori Grigi” di Momo, il meraviglioso romanzo di Michael Ende.

Courte présentation en italien:
Un ragazzo corre durante la notte per una periferia di una grande città. Fugge da un terribile incubo, che è reso tramite un' analessi: degli uomini in giacca e cravatta eliminano ogni caratteristica della periferia per creare una città perfetta e monotona, pronta a essere controllata. Alla fine della corsa, il ragazzo arriva davanti ad un graffito, illuminato dalle prime luci dell'alba, che aveva sognato essere cancellato dagli uomini in giacca e cravatta. C'è scritto: "Il nostro mondo". Quindi il giovane sorride perché tutto è al suo posto, e sembra pensare: “È stato solo un orribile incubo”.

Courte présentation en français:
Un garçon court pendant la nuit dans une banlieue d'une grande ville. Il s'échappe d'un terrible cauchemar, qui est rendu à travers une analepse: des hommes en frac éliminent toute caractéristique de la banlieue afin de créer une ville parfaite et monotone, prête a être contrôlée. À la fin de la course, le garçon arrive devant un tag, illuminé par les premières lumières de l'aube, qu'il avait songé être effacé par les hommes en frac. On y est écrit: “Notre monde”. Donc le jeune souris car tout est à sa place, et il semble penser: “ Il était seulement un horrible cauchemar”.



En association avec
Sponsor
Avec le soutien de

Sous le haut patronage de

Partenaires media
Avec la participation de