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Participants
  • Giulia Belsole, Milano , IIS "Frisi" Milano 3^A Sociale
  • Valeria Quaroni, Milano, IIS "Frisi" Milano 3^A Sociale
  • Elena Petrarchi, Garbagnate Milanese, IIS "Frisi" Milano 3^A Sociale
  • Chiara Sposaro, Bollate, IIS "Frisi" Milano 3^A Sociale
  • Francesca Di Biase, Milano, IIS "Frisi" Milano 3^A Sociale
Sujet Titre en italien:
io sono qualcuno/ i am someone

Titre en français:
moi je suis quelqu'un

Nom de l'auteur:
francesca di biase,giulia belsole, elena petrachi,chiara sposaro,valeria quaroni -classe 3 A corso sociale IIS FRISI Milano

Parcours choisi:
Banlieues : comment elles sont, comment je les voudrais

Genre:
cortometraggio

Durée:
6 minuti

Langue:
italiano

Lieu de tournage:
strada quartiere di periferia,stazione città sud del mondo,campo rom, scuola elemntare periferia città occidentale

Personnages:
gruppo ragazzi indistinti;due bambine;giovane nord africano

Sujet:
Si tratta di tre mini storie:
La prima storia è ambientata in un quartiere di periferia di una metropoli occidentale. È sera, l’aria è tesa, rarefatta. Delle auto bruciano intorno alla scena. Il contesto è particolarmente caotico. La telecamera riprende il volto di un giovane uomo di origini africane; pian piano si allontana e si evince che quel volto è in realtà una foto retta da diverse mani (non si vedono i volti); la telecamera si allontana e si capisce che quello ripreso è un piccolo corteo in cui alcuni (circa 15) ragazzi mostrano foto di loro coetanei scomparsi in circostanze poco chiare. I volti dei ragazzi sono tirati, alcuni mostrano espressioni di rabbia, altri di sgomento, altri ancora utilizzano dei bidoni dei rifiuti come scudi contro degli agenti di polizia. Un coro di voci indistinte scandisce ripetutamente i nomi dei ragazzi ripresi nelle foto.
(improvviso e repentino cambio di contesto quasi come un flashback )
Siamo nei pressi di una stazione e c’è un campo rom. Attorno al campo ci sono rifiuti, cemento, giostre in disuso. Dei bambini giocano con strumenti di fortuna, altri giocano con una palla fatta di stracci.
Ma la parte decisiva della sequenza viene convogliata su due bambine in particolare. Una di queste bambine cerca strenuamente di arrestare con dei colori pastello l’emorragia di sangue proveniente dalla gamba della sua amichetta.(ripresa fissa sul delizioso sorriso della bambina ferita)
La seconda storia è ambientata in una città del Sud del mondo. Nei pressi di una stazione ferroviaria. L’aria è umida, afosa. È giorno. Un ammasso di persone, zanzare e caldo. Un cartello improvvisato indica lo sportello di una biglietteria di fortuna. La telecamera si sofferma su un treno in partenza. Volti e mani sudate passano sacchi e scatoloni attraverso i finestrini del treno. Venditori ambulanti offrono di tutto: acqua, uova, biscotti, bibite. Grida di bambini, uomini che discutono ad alta voce, rumori di ogni tipo. La telecamera segue due ragazzi che salgono sul treno e, superando corpi e bagagli, riescono a trovare un po’ di spazio per sedersi. La telecamera riprende i loro volti. Si stanno giocando la vita carichi di speranza. Viaggio di sola andata verso un qualcosa di inaspettato, lontano dalla polvere, dalla fame, dalla miseria.
La terza e ultima storia è ambientata in una scuola elementare di una periferia di una capitale europea(potrebbe essere anche Milano). Sono appena terminate le lezioni. La scuola è silenziosa. I corridoi sono vuoti, come le aule. Tutto è scomposto, in disordine. La telecamera entra in un’aula. Ci sono carte dappertutto, disegni improvvisati sui banchi. Sui muri sono appesi cartelloni colorati con i numeri e le lettere dell’alfabeto. Disegni, cartine geografiche. Il disegno del mondo fatto dai bambini. La lavagna rivela gli ultimi argomenti svolti durante la lezione: MELTING POT, INTÉGRATION, INTEGRABLE, التكامل, 综合, INTEGRIMIT, Integrarea, die Integration, Integrazione, Bütünleşme… La sequenza si chiude su un muro pieno di scritte fatte dai bambini: “Ahmed-Matteo sempre amici, أصدقاء إلى الأبد”; “Lijia-Sabine 永远的朋友, immer Freunde”; “Felipe-Billy amigos para siempre, Friends forever”; “Djimba-Andrei toujours amis, prieteni pentru totdeauna”; “Nazim-Leda Arkadaşlar ebediyen, gjithmonë shokët”…




Choix stylistiques:
Nella prima scena le immagini sono fisse. La telecamera si concentra su alcuni particolari (di cui sopra). È lo zoom sui vari dettagli ripresi dalla telecamera a rivelarci l’evolversi della storia. Quando la telecamera ci mostra una panoramica del luogo, allora capiamo l’intera vicenda. Audio in presa diretta
Tempo previsto di circa 3 minuti
Colonna sonora: i primi tre minuti circa del brano Midnight in a perfect world di Dj Shadow Effetto dissolvenza.
Nella seconda scena la telecamera a spalla segue il continuo viavai di persone intorno alla stazione, senza mai interrompersi (biglietteria, treni, binari e altro ancora). Tutto sembra essere indistinto, debordante, caotico. Voci, corpi e suoni si incrociano in modo casuale e disordinato. L’audio è in presa diretta. Non è prevista nessuna particolare scenografia. La camera si muove di volta in volta per riprendere i diversi soggetti sulla scena. Infine le riprese si focalizzano su due ragazzi che salgono sul treno riprendendone i volti, gli umori, le paure e le speranze.
Tempo previsto di circa 2 minuti
Colonna sonora: dall’inizio della ripresa sui ragazzi fino alla chiusura della scena.
Brano previsto The world is a ghetto nella versione di Ahmad Jamal (i primi 90 secondi circa).
Effetto dissolvenza.

Nella terza scena, come già avvenuto nella seconda, le riprese sono fatte interamente con telecamera a spalla, senza particolari luci o effetti visivi. Anche qui l’audio è in presa diretta e il montaggio è minimo. La telecamera dopo la ripresa dell’istituto e dei corridoi vuoti entra dunque in un’aula riprendendo alcuni particolari (già descritti sopra). La sequenza si chiude sul muro pieno di scritte fatte dai bambini.

Tempo previsto di circa 1 minuto e mezzo

Il brano che chiude quest’ultima scena e l’intero cortometraggio è: Hey world di Michael Franti.










Courte présentation en italien:
Questo lavoro nasce dalla collaborazione e dallo scambio tra tutti i componenti della nostra classe.
Attraverso queste tre mini storie si cerca di rappresentare la complessa realtà che tiene insieme la vita, o meglio, la singolarità delle vite di periferia. Ci si sofferma in particolare sull’idea stessa di periferia e sulla sua variegata realtà. Si parte da una periferia di una qualsiasi città occidentale, per poi passare attraverso le periferie della globalizzazione economica (città del Sud del mondo) e infine si ritorna in una periferia di una città occidentale (in questo caso europea). In tale contesto un posto di particolare rilievo è dato dai fenomeni migratori e dalle diverse pratiche di integrazione ed esclusione sociale. Ma non solo. Intendiamo infatti mostrare (in particolare nella prima storia) l’estrema radicalità degli affetti e della solidarietà umana attraverso l’inconsapevole utopia di una bambina rom che cura la propria compagna con la forza dirompente della sua immaginazione “poetica”.


Courte présentation en français:
Ce travail nait de la collaboration de toute la classe.
A travers ces trois mini- histoires on a cherché à décrire la réalité complexe qui tient ensemble les vies ou plus précisément la singularité des vies en périphérie. Une attention particulière a été portée à la définition du concept même de périphérie et à ses divers aspects. On est parti de la périphérie d’une ville occidentale quelconque, pour passer ensuite à la périphérie de la globalisation économique (villes du sud du monde) et revenir enfin à la périphérie d’une ville occidentale européenne. Dans ce contexte les phénomènes migratoires et les diverses pratiques d’intégration et d’exclusion sociales occupent une place importante. En outre on a voulu montrer (en particulier dans la première histoire) le radicalisme extrême des sentiments et de la solidarité humaine au travers de l’utopie inconsciente d’une enfant ROM qui soigne la propre compagne avec la force explosive de son imagination poétique.




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